pornoteca

vincenzo montisano


I tempi di latenza tra caviglia e caviglia
insegnano ai calici vuoti la vanità,
la norma oscena degli addii ai passi.
Sposarci sulle pellicole di Pietrangeli,
poi lasciare al tempo il tempo d’andare,
nei cuori dei circuiti stampati e in silenzio
dilatare la nostra pornografia del dolore.
Di te ho scopato la santina dall’effige narcisa,
la badessa intenta a incendiare i suoi quadri,
la sciantosa di picche che muta gode.
Per esserci disconosciuti all’ora maggiore,
pietà. Sul bidet non c’era posto per i fiori.
E ora che vai tira via la bottiglia dal tavolo
è luogo indegno per lo champagne, ma il tuo culo…
T’aspetto amica, cara gozzoviglia di carte,
e men che mai t’aspetto avversa invaditrice,
ché il mio e il tuo mazzo non è più nostro prodigio
e però i fessi spolmoneranno ancora: miracolo!
Anche quel grande mercante di Cristo
passeggiò sulle acque inventando il plexiglass.

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