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romanzo in pubblicazione

Un parco, una panchina, un’epidemia esistenziale. Intorno i segni di un’epocale metamorfosi. La confessione di un vecchio amico, tanto oscura quanto inquietante, sembra minacciare radicalmente il mondo di Hugo Boll, ricco ereditiere europeo ora in bancarotta. La realtà si sfalda lenta e inesorabile sotto il suo sguardo disincantato. La città di *** è in ginocchio, accusa il protrarsi della crisi economica; le strade si ingorgano di miseria e l’indole della cittadinanza approda a sentimenti di profonda diffidenza.

Hugo Boll, dopo aver dilapidato il patrimonio familiare in nome di un ideale, infilerà una serie di lavori saltuari e relazioni ambigue. L’ultima certezza rimastagli, l’essere vivo, diverrà anch’essa a poco a poco un’ipotesi arbitraria. L’esistenza come lotta per la conquista identitaria all’alba del ventunesimo secolo. Un delirante itinerario attraverso le nevrosi assurde e disumanizzanti della contemporaneità.

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letture consigliate


Fulminante e sentito romanzo “ferroviario” di Mathias Enard, edito da Edizioni_eo. Scoperta per caso, questa storia si snoda sui binari della transiberiana con il tono intimo della lettera, della confessione. Da un capo all’altro della Russia, attraverso un’amicizia e un amore triangolari.

vincenzo montisano

Se di notte uno che ti detesta beve o si droga fino a svenire, sono cazzi suoi. Ma se poi la mattina dopo, per un’inspiegabile maledizione, sei tu a ciucciarti i suoi postumi, mentre lui è fresco come il culo di un bambino appena mondato? E se lui esagera, progetta di ucciderti, e tu continui a star male come un cane? Allora Dorian Gray ti sembrerà uno scolaro in calzoni. Parlata, più che scritta, la lingua di Welsh prende a schiaffi secoli di Scozia affogata in un bigotto, asfissiante calvinismo e innervata dalla vera gioventù bruciata che squagliando l’eroina ha inventato la pioggia a Edimburgo.

Se l’odio è il segno dei nostri tempi, Welsh è il messia.

vincenzo montisano

S. Dovlatov mi portò a sentire Oscar Peterson suonare in americano nel cuore dell’Unione Sovietica. Mi parlò di sua moglie che lo amava. O forse no. Mi confessò che l’URSS scricchiolava suggerendo ancora soluzioni d’esilio. Poi disse che il male e il bene, nell’anima ambigua di un regime, stavano proprio dalla stessa parte. Ma questo non lo disse che sussurrando.

vincenzo montisano


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